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Amare Venezia e Il suo Lido …in Bicicletta

Consigliamo a tutti di esplorare il lido , in bicicletta .Percorsi lungo viuzze e lungo la laguna ammirando bellissime ville e giardini .
Liberty Italiano è uno stile che si è formato dagli anni Ottanta dell’Ottocento, l’itinerario esplora attraverso i capolavori Architettonici al Lido di Venezia la profonda e originalissima partecipazione dell’Italia alla formazione ed espressione di un dibattito internazionale che assunse variamente il nome (a seconda dei Paesi) di Art Nouveau, Jugendstil ecc.

Il percorso si articola intorno ad alcuni edifici come Hotels e Ville spettacolari immerse nel verde in una zona di Venezia poco frequentata dal turismo ma incantevole.

Queste fantastiche opere Architettoniche caratterizzano lo stile Liberty Italiano: le “correspondances” naturali e la linea biomorfica; la vita moderna; l’estetismo neogotico e neorinascimentale come ricerca di radici culturali; l’esotismo; la geometria; la decorazione ambientale nei particolari architettonici e nella composizione gli interi edifici.

STORIA PERCORSO: -Tra la fine del ’800 e gli inizi del ’900 l’Italia incominciò al assumere consapevolezza del movimento modernista quando si era da poco formata come stato nazionale, e la preoccupazione dichiarata degli uomini di cultura più in vista era quella di sollecitare la nascita di uno stile rappresentativo dell’unità raggiunta.

La questione, posta in termini astratti e retorici, era fuori degli specifici interessi del Modernismo e, come si vedrà, sarebbe entrata in conflitto con essi; tuttavia va
riconosciuto che da principio esercitò una certa azione di stimolo alla ricerca di un linguaggio espressivo aggiornato sulla nuova realtà del paese; per lo meno, analogamente a quanto avveniva in campo letterario, incoraggiava ad accantonare certi vernacoli ammanierati, in cui s’era imbottigliata tanta cultura italiana nella seconda metà dell’Ottocento, e a tentare una strada che si portava, per molti versi, sulle posizioni del simbolismo europeo.

Nel 1895, la rivista “Emporium” esce con il primo numero, per i tipi dell’Istituto ari grafiche di Bergamo, e si rivela, e vuol essere, il corrispettivo italiano della rivista londinese “The Studio”, sia nei concetti informativi sia nella veste tipografica; quando, subito dopo, il nome della ditta londinese Liberty che commerciava stoffe e arredi orientali, orientaleggianti e morrissiani, con spiccate predilezioni floreali, incomincia a circolare come nome comune per indicare quei prodotti e i prodotti affini, persino di fabbricazione italiana, il fatto nuovo è virtualmente compiuto.

Le grandi ditte di oggetti e arredi, già attive o nascenti in questi anni, legano la loro nome e alle loro sorti artisti quotati: il caso più noto e tipico è quello dell’architetto Ernesto Basile, che esegue sistematicamente modelli per la ditta Golia-Ducrot di Palermo.

Nel 1903 la Biennale di Venezia, alla sua quinta edizione, accoglie le arti decorative: successo straordinario del concetto modernista di artisticità. Il Liberty tiene banco, indiscusso, per alcuni anni. Ma già l’esposizione milanese del 1906, aperta dopo vari rinvii per celebrare il traforo del Sempione, pur presentando un campionario di oggetti e arredi di tutto rispetto (i nostri laboratori, e specialmente quelli milanesi, hanno prodotto dopo il 1902 con vivacità ed estro; alcune manifatture, si pensi all’Arte della ceramica di Chini, alle manifatture di S. Cristoforo della Richard-Ginori, hanno ormai un catalogo liberty articolato e di pregio), rivela, all’osservatore attento, un ristagno delle iniziative e l’implicito fallimento del programma di una produzione di qualità a basso costo.

Il rifiuto del Liberty, seppur violento, è stato in realtà, come atteggiamento culturale, fenomeno abbastanza breve.

Già appena oltre il 1930, e certo dopo il 1940, quando da poco si erano smaltiti gli ultimi sprazzi degli Arts-decò, ma insieme stava entrando in crisi il razionalismo, studiosi avveduti proponevano la questione critica; specie nella scia della rivalutazione globale del Modernismo condotta da Nikolaus Pevsner, con il suo pionieri del movimento moderno.

Il Liberty oggi appare non solo fenomeno squisitamente sintomatico per lo studio di un’epoca; ma saggia ipotesi di contravveleno all’ ipotesi rigorista di una semplificazione totale dello stile: la quale non è parsa poi così funzionale come pretendevano i suoi sostenitori, giacché la dimensione decorativa è certo funzionale all’uomo altrettanto della pretesa dimensione razionalistica. Al di là dei revivals, ricorrenti per logica stessa della cultura, il fenomeno può essere interpretato sia come polo di un alternativa universale di tipo idealistico (ennesima incarnazione storica della fase barocca da contrapporre a quella classica), sia, con maggiore utilità, come spia sensibilissima del travaglio di una società in trasformazione. Anche il Liberty italiano, proprio nella sua difficoltà di aver dovuto fare appello a una dimensione europea in un paese ancora incapace di riconoscersi come nazione.

Storia del LIBERTY

Il termine Liberty deriva dal nome dei magazzini londinesi di Arthur Lasenby Liberty, che vendevano prodotti per l’arredo di gusto floreale. In Italia il Liberty si identifica con una corrente di gusto ispirata essenzialmente ai modelli dell’Art Nouveau, che permea le arti decorative dagli ultimi decenni del XIX all’inizio del XX secolo. Si propaga più decisamente a partire dall’Esposizione d’arte decorativa moderna, che si svolge a Torino nel 1902. Vi partecipano alcuni fra i più importanti protagonisti europei del nuovo stile, come C. R. Mackintosh, J. Hoffmann, J. Olbrich. Gli stessi padiglioni della mostra, realizzati dall’architetto R. D’Aronco, sono una delle prime manifestazioni ufficiali del Liberty in Italia. Il nuovo stile tuttavia, essendo sostanzialmente legato ad una cultura prettamente urbana ed industrializzata, non trova in Italia -ancora troppo arretrata- un terreno adatto ad accoglierlo e svilupparlo; e, conseguentemente, si afferma soprattutto nelle aree più industrializzate, e più al nord che al sud del paese.


Arthur Liberty

In Italia l’Art Nouveau viene comunemente indicata con il termine Liberty, facendo riferimento al nome dell’inglese Arthur Liberty, il quale aveva fondato dal 1875 a Londra una ditta che commerciava in oggetti di arredamento di alto livello qualitativo ma destinato ad un largo numero di acquirenti.
Il termine usato in Italia sottolinea una delle caratteristiche principali della corrente: rendere validi esteticamente quegli oggetti di uso comune che le industrie vanno diffondendo, con il rischio altrimenti di un appiattimento e di una banalizzazione dovuti alla produzione in serie. L’altra definizione usata in Italia è “stile floreale”, sta ad indicare che la decorazione e prevalentemente costituita da forme stilizzate tratte dai fiori o comunque ad essi simili. In qualunque modo venga chiamata questa corrente artistica è simile in tutta l’Europa. La morbida linea curveggiante e simbolica, il decorativismo floreale fine a se stesso, la disposizione planimetrica, sono elementi comuni all’architettura, come alla pittura, alla scultura e alle arti minori.

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