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55.Esposizione Internazionale d’Arte
E’ stata ufficialmente presentata la 55. Esposizione Internazionale d’Arte. La kermesse si svolgerà dal 1° giugno al 24 novembre 2013ai Giardini e all’Arsenale (vernice 29, 30 e 31 maggio 2013), nonché in vari luoghi di Venezia e avrà come titolo “il palazzo enciclopedico”, dal progetto di Marino Auriti del 1955 che brevettò un museo immaginario contenente tutto il sapere dell’umanità, collezionando le più grandi scoperte del genere umano, dalla ruota al satellite.
Come ha spiegato il neo curatore del Settore arte della Biennale, Massimiliano Gioni, “oggi, alle prese con il diluvio dell’informazione, questi tentativi di strutturare la conoscenza in sistemi omnicomprensivi ci appaiono ancora più necessari e ancor più disperati. La 55. Esposizione Internazionale d’Arte indagherà queste fughe dell’immaginazione in una mostra che – come ilPalazzo Enciclopedico di Auriti – combinerà opere d’arte contemporanea e reperti storici, oggetti trovati e artefatti.”
“Come nei teatri della memoria progettati nel Cinquecento dal veneziano Giulio Camillo – cattedrali interiori in cui ordinare il sapere in immagini – l’esposizione “Il Palazzo Enciclopedico” cercherà di delineare la cartografia di un’immagine-mondo, componendo un bestiario dell’immaginazione.”
La 55. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia si presenterà ancora una volta in forma duale. Dopo 116 anni di vita della Biennale, la Forma della Mostra attuale è quella definita in modo compiuto nel 1999 e confermata e perfezionata negli anni successivi: una grande Mostra Internazionale diretta da un curatore scelto a tal fine e le Partecipazioni nazionali. Come di consueto, le Partecipazioni nazionali avranno proprie mostre negli storici Padiglioni ai Giardini, oltre che nel centro storico di Venezia.
Amare Venezia e Il suo Lido …in Bicicletta
Il percorso si articola intorno ad alcuni edifici come Hotels e Ville spettacolari immerse nel verde in una zona di Venezia poco frequentata dal turismo ma incantevole.
Queste fantastiche opere Architettoniche caratterizzano lo stile Liberty Italiano: le “correspondances” naturali e la linea biomorfica; la vita moderna; l’estetismo neogotico e neorinascimentale come ricerca di radici culturali; l’esotismo; la geometria; la decorazione ambientale nei particolari architettonici e nella composizione gli interi edifici.
La questione, posta in termini astratti e retorici, era fuori degli specifici interessi del Modernismo e, come si vedrà, sarebbe entrata in conflitto con essi; tuttavia va
riconosciuto che da principio esercitò una certa azione di stimolo alla ricerca di un linguaggio espressivo aggiornato sulla nuova realtà del paese; per lo meno, analogamente a quanto avveniva in campo letterario, incoraggiava ad accantonare certi vernacoli ammanierati, in cui s’era imbottigliata tanta cultura italiana nella seconda metà dell’Ottocento, e a tentare una strada che si portava, per molti versi, sulle posizioni del simbolismo europeo.
Le grandi ditte di oggetti e arredi, già attive o nascenti in questi anni, legano la loro nome e alle loro sorti artisti quotati: il caso più noto e tipico è quello dell’architetto Ernesto Basile, che esegue sistematicamente modelli per la ditta Golia-Ducrot di Palermo.
Nel 1903 la Biennale di Venezia, alla sua quinta edizione, accoglie le arti decorative: successo straordinario del concetto modernista di artisticità. Il Liberty tiene banco, indiscusso, per alcuni anni. Ma già l’esposizione milanese del 1906, aperta dopo vari rinvii per celebrare il traforo del Sempione, pur presentando un campionario di oggetti e arredi di tutto rispetto (i nostri laboratori, e specialmente quelli milanesi, hanno prodotto dopo il 1902 con vivacità ed estro; alcune manifatture, si pensi all’Arte della ceramica di Chini, alle manifatture di S. Cristoforo della Richard-Ginori, hanno ormai un catalogo liberty articolato e di pregio), rivela, all’osservatore attento, un ristagno delle iniziative e l’implicito fallimento del programma di una produzione di qualità a basso costo.
Il rifiuto del Liberty, seppur violento, è stato in realtà, come atteggiamento culturale, fenomeno abbastanza breve.
Già appena oltre il 1930, e certo dopo il 1940, quando da poco si erano smaltiti gli ultimi sprazzi degli Arts-decò, ma insieme stava entrando in crisi il razionalismo, studiosi avveduti proponevano la questione critica; specie nella scia della rivalutazione globale del Modernismo condotta da Nikolaus Pevsner, con il suo pionieri del movimento moderno.
Il Liberty oggi appare non solo fenomeno squisitamente sintomatico per lo studio di un’epoca; ma saggia ipotesi di contravveleno all’ ipotesi rigorista di una semplificazione totale dello stile: la quale non è parsa poi così funzionale come pretendevano i suoi sostenitori, giacché la dimensione decorativa è certo funzionale all’uomo altrettanto della pretesa dimensione razionalistica. Al di là dei revivals, ricorrenti per logica stessa della cultura, il fenomeno può essere interpretato sia come polo di un alternativa universale di tipo idealistico (ennesima incarnazione storica della fase barocca da contrapporre a quella classica), sia, con maggiore utilità, come spia sensibilissima del travaglio di una società in trasformazione. Anche il Liberty italiano, proprio nella sua difficoltà di aver dovuto fare appello a una dimensione europea in un paese ancora incapace di riconoscersi come nazione.
Il termine usato in Italia sottolinea una delle caratteristiche principali della corrente: rendere validi esteticamente quegli oggetti di uso comune che le industrie vanno diffondendo, con il rischio altrimenti di un appiattimento e di una banalizzazione dovuti alla produzione in serie. L’altra definizione usata in Italia è “stile floreale”, sta ad indicare che la decorazione e prevalentemente costituita da forme stilizzate tratte dai fiori o comunque ad essi simili. In qualunque modo venga chiamata questa corrente artistica è simile in tutta l’Europa. La morbida linea curveggiante e simbolica, il decorativismo floreale fine a se stesso, la disposizione planimetrica, sono elementi comuni all’architettura, come alla pittura, alla scultura e alle arti minori.
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55.Esposizione Internazionale d’Arte
Saranno 48 gli Eventi collaterali della 55. Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo Il Palazzo Enciclopedico (erano 37 nel 2011), curata da Massimiliano Gioni e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta (vernice 29, 30 e 31 maggio 2013), aperta al pubblico dal 1 giugno al 24 novembre 2013.
Gli Eventi collaterali ammessi dal curatore e promossi da enti e istituzioni nazionali e internazionali senza fini di lucro, sono organizzati in numerose sedi della città di Venezia e propongono un’ampia offerta di contributi e partecipazioni che arricchiscono il pluralismo di voci che caratterizza la mostra di Venezia.
Così commenta il Presidente Paolo Baratta: “Con questo si completa il numero di soggetti che fuori dai confini della Mostra sono presenti nella città di Venezia e che concorrono, insieme a un buon numero di Paesi partecipanti non dotati di padiglione all’interno dei Giardini e dell’Arsenale, a diffondere la 55. Esposizione facendola diventare un fenomeno urbano, tale da coinvolgere ogni angolo della città.”
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